venerdì 17 aprile 2015

Alcune cose (sciocche) che avevo rimosso della prima gravidanza e una (seria) che non dimenticherò mai





(in collaborazione con Chicco e Real Time)

Le dissero che la seconda gravidanza è faticosa, più della prima, ma lei non li ascoltò. Negli ultimi cinque anni non aveva solo tradizionalmente rimosso i dolori del parto, no: lei aveva proprio azzerato ogni ricordo su qualsiasi argomento dell'attesa e aveva ammantato quei nove mesi di un meraviglioso e mistico alone di perfezione. 
Ma ora che c'è di nuovo dentro (e tutto intorno, a giudicare dalle dimensioni), e per giunta incalzata da un biondino di cinque anni carico come una molla, ecco che le sovvengono alcuni di quei dettagli accuratamente cancellati...

-l'acidità di stomaco. Che abbia mangiato uno spicchio di mela o partecipato alla sagra della peperonata, lei puntuale si presenta e ammorba per ore.
-la cassa prioritaria del super. Senza via di mezzo. O perennemente chiusa o presieduta dalla cassiera che conosce, e ama raccontare, storie di parto più splatter di un film di Tarantino.
-la difficoltà nel mutare le proprie posizioni. Con particolare riferimento a quelle da "donna orizzontale" a "donna verticale". 

Anche il momento del parto è piuttosto confuso, mio marito è certo di aver ricevuto un cazzotto sullo sterno al terzo "respira che sei blu", ma io nego.

Una cosa, però, ricordo con sicurezza: lo sconcerto di quei primi giorni.

 
Fin dal primo momento abbiamo capito che qualcosa non funzionava con l'allattamento: mio figlio appoggiava la lingua sul palato in un modo che gli rendeva impossibile ciucciare. 
Ad alcune ore dal parto non si era ancora attaccato al seno, così mio marito alzò il telefono e chiese l'aiuto dell'ostetrica che ci aveva seguito per il corso pre-parto. 
Un'ora dopo, alle otto di sera, senza ancora nemmeno essere tornata a casa dai suoi figli, eccola entrare nella camera d'ospedale, con la furia e la decisione che la caratterizzano, identificare il problema e prenderci tutti e tre in consegna. 

Per le successive settimane ci avrebbe seguiti nella rieducazione della postura del piccoletto, ma, soprattutto, avrebbe preso per mano me e mio marito per mostrarci come gestire quel piccolo mistero urlante che, all'inizio, avevamo perfino paura di passarci l'un l'altro per timore che andasse in frantumi. 

La sicurezza in me stessa e nelle mie risorse come genitore che lei mi ha aiutato a conquistare, è qualcosa che ha profondamente influenzato il mio modo di essere madre e che non dimenticherò mai.
E l'importanza del ruolo svolto da questa persona mi è tornato in mente prepotentemente giovedì scorso, mentre guardavo la terza puntata di una nuova trasmissione di Real Time, in collaborazione con Chicco, Ostetriche. Quando nasce una mamma.

Ogni settimana si raccontano i primi passi come genitori di tre coppie, ognuna seguita da tre ostetriche, molto diverse tra loro per approccio e carattere. Affiancando i neo-genitori, insicuri ed emozionati come lo siamo stati noi, le ostetriche forniscono consigli e suggerimenti pratici sia per gestire il nuovo arrivato, sia, semplicemente, per rassicurare la coppia sulle proprie capacità. 

Quando mi hanno chiesto di seguire la serie ero curiosa di vedere quanto ricordassi della gestione dei primi mesi di un neonato (nulla! Bagnetto, medicazione del moncone, nanna. A questo link si possono trovare tutte le puntate del programma per un ripassone, ma il primo pensiero che mi viene in mente è... aiuto!) e quanto i miei ormoni da fine gravidanza fossero in grado di farmi sciogliere davanti a quei pugnetti e quei piccoli piedini cicciotti. 

Non sono mai stata molto succube del fascino dei neonati, così quando la lacrima di commozione alla fine è scesa, è successo assistendo a quel momento: quel passaggio, nello sguardo dei genitori, dal panico iniziale dei primi giorni, dall'emozione pura unita all'ansia, a quella serenità data dalla sicurezza in se stessi. 

Quel momento, insomma, in cui si inizia a pensare "Daje che ce la faccio!" e in cui si capisce davvero, senza l'influenza della stanchezza e degli ormoni delle prime ore, l'amore unico che si prova per quella creatura. 

Io sono convinta che si diventi genitori alcuni giorni dopo il parto, più o meno quando si può guardare il proprio bimbo e, senza timore ma con profonda convinzione, dirgli le parole che hanno chiuso la terza, emozionante puntata di "Ostetriche": "C'è qui il tuo papà, ci penso io, adesso".
 


17 commenti:

  1. è strano come si affrontano diversamente le gravidanze (e i frugoletti): io alla prima, sebbene non avessi esperienze ero sicura di me, spavalda, felice sempre e comunque. E anche una volta nato sentivo che ce la potevo fare, certo che ce la potevo fare: chiedevo consigli, ma non ero timorosa.
    Nonostante al primo giro fosse andato tutto super bene, la seconda volta invece mille paure, mille dubbi (sarò sano? avrò il latte? cresce abbastanza?), e tutti mi davano per "esperta" e io mi sentivo ancora più imbranata.
    Strano, no?
    Una sola cosa non cambia: l'amore incondizionato che ti riempie quando guardi quei faccini sorridenti e indifesi.

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    1. Francesca, sì! Hai ragione! Ci sono enormi differenze!
      Con Puki io sapevo tutto sulla carta: avevo imparato tutta la teoria, ma il suo arrivo, e quell'inizio un pochino complicato, mi ha comunque spiazzato. Con questa ragazza non ricordo nulla della teoria. Non ricordo la temperatura dell'acqua del bagnetto, come riconoscere gli scatti di crescita, nemmeno più le mosse del corso di massaggio, mi sento decisamente imbranata pure io! Ma stavolta sono tranquilla: so che posso farcela, so che alla fine dei conti quello di cui ha veramente bisogno siamo io e suo padre (e pure suo fratello!) e so che nei momenti di crisi vale il mantra "È una fase, passerà!". Grazie per il messaggio, una delle incognite è come reagirà la nostra famiglia a questa trasformazione, e sto iniziando a capire che l'amore non farà ltro che moltiplicarsi!

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  2. Per me le ostetriche sono state angeli, tanto che anche con la seconda gravidanza (sebbene sia passato pochissimo tempo tra le due...) ho voluto di nuovo fare il corso pre-marto. Con le stesse ostetriche, chiaro. Perché anche dopo pochi mesi, la mia mente aveva resettato tutto, ma forse è giusto così: anche i secondogeniti almeno godono delle stesse paure, ansie, attenzioni e gioie che abbiamo riservato ai primi figli! E vedrai che anche stavolta sarà un successone! :) ...ma quanto manca???

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    1. Mancano due mesi e mezzo. Ancora devo realizzarlo, ma ci stiamo avvicinando!
      La mia ostetrica si è trasferita in nuova zelanda. (Spero di non essere stata tra le cause di questa decisione! :D :D :D ) ma so di poter contare su un appoggio a distanza, se fosse necessario, e su persone preparatissime, sue colleghe, che potranno aiutarmi da vicino. Vorrei tanto che la ricerca, o meglio l'offerta, di una figura come quella dell'ostetrica fosse una possibilità per tutte!

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    2. verissimo: è un momento così delicato per le mamme e per i piccoli che è davvero fondamentale avere a disposizione un aiuto del genere... magari anche solo per sentirti dire che è tutto normale, tutto sotto controllo, che puoi rilassarti, tanto tuo figlio/a sopravvive anche al di fuori di te! ma per questo a volte ci sono anche i papà! 2 mesi e 1/2 e poi ci siamo?!?! wow! estate un filino impegnativa, mi sa... ;)

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    3. D'accordissimo sui papà! Ma li davo già per scontati! :D
      Diciamo che non ci stiamo affannando a prenotare le vacanze quest'anno... Dovrebbe nascere circa dieci giorni prima del compleanno di Puki, siamo gente abitudinaria qui: se non sono di luglio non li vogliamo! :D

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  3. Posso aggiungere...l'emozione di diventare madre...ora che potrei diventare nonna (con tre figli adulti) mi commuive la vista di un neonato
    auguroni alle giovani mamme
    simonetta

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    1. Grazie Simonetta!
      E tanti auguri anche alle future nonne! Quelle che mio figli ha la fortuna di avere mi dicono sia un'esperienza incredibile!

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  4. Nel nostro caso ha funzionato così: con il primo figlio cade il ciuccio a terra e corri a stetelizzarlo prima di darglielo, con il secondo cade il ciuccio a terra, lo soffi e lo ciucci tu e poi glielo ridai, con terzo figlio cade il ciuccio a terra e se non se lo riprende lui vuol dire che ne può fare a meno.... :-) SimONE

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  5. Hahaha SimONE io sono alla fase due, ma quant'è vero!!!! Il più grande ha mangiato la prima caramella a quasi tre anni mentre stamattina la piccola di 14 mesi si è pappata un pan di stelle gentilmente offerto dal fratello e a me non è rimasto che sorridere...

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  6. i miei hanno esattamente 25 mesi di differenza, sono pochi, ma nonostante questo, non mi ricordavo più niente, chiedevo a mia sorella che aveva partorito 4 mesi prima di me! stai tranquilla questo è un altro viaggio....
    gloria

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  7. È vero, anche a me è successo, qualche giorno dopo il parto mi sono resa conto di essere mamma ed ho pensato " sì sono la tua mamma", è come se in quel momento "scegliersi" di essere madre.
    Con la sorellina non è successo perché ha trovato già una mamma!
    Ciao,
    Serena

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